Sentire con gli atei

Autore: Stefano Albertazzi
Sottotitolo: Fede e incredulità in Divo Barsotti
“E tutto vuol vivere in te/ perché di tutto tu viva”. Nei versi conclusivi di una delle sue più belle poesie Divo Barsotti è riuscito a sintetizzare bene quella che è stata l’aspirazione costante di tutta la sua lunga esistenza, ribadita e riformulata in un numero incalcolabile di variazioni sul tema nei suoi diari e nella sua predicazione. In questo tutto ci sono sì “l’alito fresco del vento, il profumo/ del fiore, la luce dell’alba” (A convegno), ma soprattutto “i poeti” e “i santi”, rappresentanti dei volti e delle storie di tutti gli uomini, di ogni tempo e di ogni luogo, con i quali don Divo cerca, giorno dopo giorno, di realizzare, nella sua unità con Cristo, una comunione sempre più profonda. Tante pagine dei diari ci testimoniano il suo anelito incoercibile ad essere “uno con tutti”, come questo frammento del diario del 1986, in cui, riflettendo sulle implicazioni del “comandamento nuovo” dell’amore vicendevole, scrive: “Bisogna amare tutti gli uomini, bisogna divenire uno con tutti senza esclusioni, uno con tutta l’umanità. Non difenderti da una tua responsabilità universale. Sarai uno col Cristo se sei uno con tutti. Una virtù che ti difenda e ti separi dal mondo, ti separa dal Cristo”
Dentro questo abbraccio orante con cui Barsotti cerca di raggiungere e salvare ogni uomo ci sono ovviamente anche gli atei, coloro che con maggior o minor consapevolezza hanno deciso di vivere ‘senza Dio’, nei confronti dei quali don Divo ha sempre manifestato un’attenzione e una vicinanza particolari” (dalla Introduzione).
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