La ricerca struggente di Dio, tra comunità e solitudine

Roberta Fossati – DIVO BARSOTTI

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Retro di copertina

«Divo Barsotti ha acquisito un grande merito anche nel ricuperare alla spiritualità cristiana la realtà del bello.

Quale perdita l’averla trascurata per tanto tempo!

Quanto poco gli scrittori cattolici hanno saputo cogliere di Solov’ëv!

In Barsotti, la bellezza può significare esclusivamente “Šekînā”: irradiazione dello Spirito Santo sul mondo, superamento nella luminosa unicità di Dio di tutte le incongruenze e contraddizioni terrene, lampi e sprazzi — ora e sempre — della Sua gloria.

La bellezza o è soprannaturale o non esiste ».

Hans Urs von Balthasar, teologo

«La “teologia biblica” del Barsotti s’inserisce nella grande corrente dell’esegesi patristica, in ciò ch’essa ha di perennemente valido e vitale, valorizzando quanto l’indagine storica, filologica, teologica ha aggiunto al prezioso patrimonio dell’età antica».

« Barsotti è uno dei grandi autori spirituali del nostro tempo ».

Michele Pellegrino, cardinale

INTRODUZIONE

Una scommessa: raccontare Divo Barsotti, uomo, toscano, prete, mistico, letterato, per me donna, lombarda, laica, intimorita e affascinata dalla mistica, ma comunque costretta a una vita quotidiana non «mistica», attenta al mondo letterario, ma storica e non letterata di professione.

Quando mi sono accostata alla sua figura, mi domandavo come periodizzare questa sua vita che egli stesso considerava ripetitiva, poiché affermava che nel corso di tutta la sua esistenza aveva sempre insistito sugli stessi temi, in un certo senso aveva detto sempre la stessa cosa. Si sentiva un mistico, e il mistico non vive, o non vive principalmente nella storia; o forse, meglio: vive nella storia, ma facilmente è propenso a disconoscerla come particolarmente significativa.

Sembrava volesse dire, dunque, accettare la contraddizione costante di raccontare la biografia di una persona che, pur vivendo nel tempo e nella storia, ha affermato il carattere «extrastorico», della sua vita e della sua esperienza, come di quella di ognuno di noi, negando con decisione il «valore » del tempo e della storia, in cui ci si troverebbe, nostro malgrado, immersi:

« Non la storia ti salva, non il tempo. E perché allora vivere nel tempo?… Devi affondare nella Presenza unica»1.

E poi:

« Vivere un rapporto con le cose, col tempo, è vivere ancora in una economia figurativa »2.

È così che, forse, un modo onesto di affrontare la sua biografia può essere quello di tener presente che, anche dove e quando non lo si può ribadire, questa è costituita dall’intreccio continuo fra le sue vicende concrete, umane, nella loro varietà e nelle loro svolte talora imprevedibili, e il suo additare, in modo coscientemente ripetitivo, l’unica stella polare, rappresentata dalla Presenza divina, che, per poter diventare tutto nell’uomo, in un certo senso azzera l’uomo stesso e la storia in cui egli è immerso. Solo a patto di questo annullamento, secondo Barsotti, all’essere umano singolo, alla specie umana “ e alla creazione intera sarà escatologicamente restituito tutto.

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Due parole sull’autrice:
Roberta Fossati è studiosa di storia religiosa del Novecento. È dottore di ricerca in Storia dei partiti e dei movimenti politici, ha pubblicato numerosi saggi sulla storia delle donne e la storia del riformismo religioso. Fra questi, E Dio creò la donna. Chiesa, religione e condizione femminile (1977), finalista al Premio Viareggio per la Saggistica opera prima; Élites femminili e nuovi modelli religiosi nell’Italia tra Otto e Novecento (1997); come curatrice, Day. Fede e radicalismo sociale (2012). Ha tenuto laboratori di Scrittura per studenti di vari corsi di laurea e insegnato Scrittura argomentativa presso l’ Università di Milano-Bicocca. Collabora con la cattedra di Storia e Didattica della Storia 1, presso il Dipartimento di Scienze della Formazione Riccardo Massa della stessa università.

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