Divo Barsotti. Testimone di Dio nell’Italia del ‘900

22 Feb 2024

INTRODUZIONE

Cataldo Naro (*)

(*) Preside della Facoltà teologica di Sicilia in Palermo.

Questo volume raccoglie i contributi di riflessione sulla figura e l’opera di Divo Barsotti che gli autori hanno proposto in occasione del convegno di studi celebrato a iniziativa della Fondazione Divo Barsotti e della Facoltà teologica di Sicilia a Palermo nella sede della stessa Facoltà nei giorni 7 – 8 aprile 2000 e (per due di essi: Petrà e Baldini) in occasione della laudatio di don Barsotti per l’assegnazione del premio del M.E.l.C. il 6 maggio 2000 nel Battistero di S. Maria in Fiore a Firenze.

Nel suo insieme il volume offre un ventaglio di analisi e di valutazioni che copre diversi aspetti e momenti della produzione di Barsotti: dal rapporto con la teologia del Novecento al confronto con l’Oriente cristiano, dalla centralità della liturgia alla riflessione sulle religioni nel loro rapporto col cristianesimo, dal radicamento nella teologia patristica all’apertura alle tematiche più vive del pensiero contemporaneo. Certamente, il volume non affronta tutta l’ampiezza e la ricchezza di quanto il sacerdote toscano ha pubblicato ed anche per gli aspetti e le tematiche prese in esame non esaurisce lo studio e la riflessione. Intende semplicemente partecipare di un’attenzione di studio alla produzione barsottiana di cui già altri studiosi si sono fatti iniziatori. 1

L’opera di Barsotti merita quest’attenzione. Si può dire, anzi, che essa giunge con qualche ritardo. È noto il giudizio che Gregorio Penco diede oltre vent’anni fa del magistero spirituale di Barsotti: «è senza dubbio [ … ] il più importante autore italiano del nostro secolo, conosciuto ed apprezzato anche fuori d’Italia». 2 Si può discutere su questo giudizio espresso con tanta assolutezza. Credo però che nessuno possa negare l’udienza straordinaria che Barsotti ha ottenuto in Italia e fuori. È stato ed è indubbiamente tra gli autori spirituali più letti in Italia e tra i pochi italiani che è stato tradotto e letto anche fuori d’Italia e ciò non da ora ma dagli anni Cinquanta, quando ancora, prima del concilio, come ha scritto Hans Urs von Balthasar, nell’introduzione all’edizione tedesca de La fuga immobile dello stesso Barsotti, in Italia «non si sentiva il movimento liturgico e [ … ] l’esegesi e la teologia, almeno per ampi settori, [avevano] tanto da recuperare ».3 Nonostante il lamento che percorre tante pagine dei diari di Barsotti sull’isolamento in cui egli viene lasciato nella Chiesa italiana, sul mancato affidamento a lui o anche solo riconoscimento di una qualche missione e sulla diffusa indifferenza verso la qualità propriamente teologica della sua produzione, egli è stato apprezzato da tanti e i suoi libri sono stati sempre letti con ammirazione e interesse. Carlo Bo lo definì «uno degli spiriti più alti del nostro tempo». 4 E il suo non è affatto un giudizio isolato. Anche da parte degli intellettuali laici non è mancato l’interesse per la produzione di Barsotti. Montale certamente lesse il suo diario La fuga immobile e il riferimento al volume è esplicito in una delle sue poesie, Lettera a Malvolio, in cui però don Barsotti è letto sotto il segno dell’impegno sociale e politico dei cattolici – a Firenze esemplarmente rappresentato da Giorgio La Pira, il «sindaco santo» – e, per questo motivo, anche un po’dileggiato: «Ma lascia andare le fughe ora che appena si può/ cercare la speranza nel suo negativo. /Lascia che la mia fuga immobile possa darci forza a qualcuno o a me stesso che la partita è aperta/ che la partita è chiusa per chi rifiutai le distanze e s’affretta come tu fai, Malvolio/ perché sai che domani sarà impossibile anche/ alla tua astuzia ».5 E, comunque, resta che le edizioni dei volumi di Barsotti sono state tante e il suo nome non è stato e non è affatto in Italia quello di uno sconosciuto. La sua opera ha avuto un’influenza lungo tutta la seconda metà del Novecento che apparirà sempre più chiaramente negli anni prossimi, man mano che diventeremo più capaci di un distacco critico.

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